Ci sono suoni che appartengono all’estate più di qualunque altro.

Il fruscio delle foglie mosse dal vento, il rumore dell’acqua, il ronzio degli insetti. E poi c’è lei: la cicala. La sentiamo nelle giornate più calde, nei campi, nei giardini, tra gli alberi delle nostre campagne campane. Il suo canto sembra quasi fare da colonna sonora all’estate, tanto che difficilmente immaginiamo una giornata calda senza quel caratteristico e incessante cri-cri.

Eppure, dietro quel suono che spesso consideriamo semplicemente “rumore”, si nasconde una storia sorprendente.

Lo straordinario stile di vita delle cicale è stato fonte di fascino sin dai tempi antichi. Diverse culture consideravano questi insetti come potenti simboli di rinascita, proprio per il loro insolito ciclo di vita. Nella cultura cinese, le cicale erano anche considerate creature di alto rango che i sovrani dovevano cercare di emulare nella loro purezza e i motivi delle cicale furono persino incorporati negli armadi della corte imperiale.

Gli scienziati hanno studiato le cicale per risolvere problematiche dell’uomo. Questo perché le ali delle cicale in tarda età sono ricoperte da una meraviglia dell’ingegneria naturale: minuscoli nanopilastri uniformi che respingono l’acqua, uccidono i batteri e si autopuliscono. Le ali che uccidono i germi sono fonte di ispirazione per chimici e ingegneri che vogliono sfruttare proprio questa proprietà. Alcuni ricercatori hanno come obiettivo quello di progettare lo stesso meccanismo delle cicale sui pannelli solari. altri studiosi dell’University College di Dublino sono rimasti affascinati dalle superfici antibatteriche essenziali per lo sviluppo della scienza biomedica. Di recente, però, sono state pubblicate ricerche che attestano come i composti chimici prodotti dalle cicale siano essenziali per costruire e mantenere questi ingegnosi nanopilastri. Il lavoro mostra che per coloro che cercano di progettare una tecnologia con caratteristiche antibatteriche, ispirate alle cicale, non è sufficiente imitare l’aspetto di questi animali occorre andare oltre, e lavorare con i biologi in modo da imparare effettivamente come si comportano questi misteriosi insetti.

Prima di arrivare sugli alberi e cantare sotto il sole, la cicala ha trascorso anni nel sottosuolo: le giovani cicale, chiamate neanidi, vivono infatti sotto terra e si nutrono della linfa delle radici. A seconda della specie, possono rimanere nel terreno per diversi anni, crescendo lentamente e attraversando più fasi della loro vita lontano dalla luce.

Poi arriva il momento: emergono dal terreno, si arrampicano su un tronco, una pianta o persino su una semplice struttura del nostro giardino e compiono una delle trasformazioni più affascinanti del mondo degli insetti.

Lasciano alle loro spalle il vecchio involucro. Quello che troviamo ancora attaccato alla corteccia, apparentemente come una piccola cicala immobile, è infatti l’esuvia, il guscio vuoto lasciato dall’insetto durante la muta.

È uno dei piccoli spettacoli della natura che spesso abbiamo davanti agli occhi senza fermarci a osservarlo.

E dopo anni trascorsi sotto terra, la cicala ha finalmente una missione: riprodursi.

Il canto che sentiamo nelle nostre campagne è prodotto dai maschi, che utilizzano un sistema straordinariamente sofisticato. Non è una voce, ma un vero e proprio strumento musicale biologico.

Alla base dell’addome possiedono due strutture chiamate timbali, membrane elastiche e nervate che vengono fatte vibrare rapidamente grazie alla contrazione di specifici muscoli. L’addome, cavo al suo interno, funziona come una sorta di cassa di risonanza e amplifica il suono.

Quello che noi percepiamo come un semplice ronzio è quindi il risultato di un meccanismo acustico estremamente raffinato, costruito dall’evoluzione nel corso di milioni di anni.

E c’è un’altra curiosità che merita di essere raccontata.

Quando diciamo “la cicala”, in realtà stiamo semplificando moltissimo.

In Italia sono presenti numerose specie di cicale e il loro repertorio non è affatto identico: cambiano le frequenze, il ritmo, l’intensità e persino i momenti della giornata in cui cantano.

Quello che ascoltiamo in estate, dunque, non è un unico canto, ma un coro composto da specie diverse, nascoste tra gli alberi, nei cespugli e nella vegetazione delle nostre campagne.

Anche qui, nel nostro Orto, quel suono racconta qualcosa di più grande: racconta un ecosistema vivo, fatto di cicli che spesso non vediamo e di creature che abitano il nostro territorio molto prima che noi imparassimo a chiamarle per nome.

Per questo, la prossima volta che una cicala inizierà a cantare in un giardino o lungo una strada di campagna, proviamo ad ascoltarla con orecchie diverse.

Non sta distruggendo le nostre piante. Non ci sta “disturbando”. Sta semplicemente facendo ciò per cui la natura l’ha preparata per anni.

E se vuoi continuare a scoprire le meraviglie della natura… vieni a trovarci! Ti aspettiamo a L’Orto in Campania, presso il Centro Commerciale Campania, con tante novità, nuove attività e laboratori tutti da scoprire.  Un luogo dove osservare, sperimentare, imparare e lasciarsi sorprendere dalla natura… proprio come abbiamo fatto oggi ascoltando il canto della cicala.